Ecco perché non devi mai vendere oro in una gioielleria

Di Marco Franco
preziosi

La figura del gioielliere era un punto di riferimento per le famiglie, almeno fino a qualche anno fa: quando arrivava il momento di fare regali di un certo “peso”, in occasione cioè di battesimi comunioni, cresime, compleanni e ricorrenze di particolare importanza non si esitava a spendere qualcosa in più puntando sull'oro. Poi la crisi e l'avvento delle più moderne tecnologie ha rimesso in discussione un po' tutto, usanze e tradizioni comprese, anche se catenine e gioielli non sono certo spariti dalla circolazione o passati completamente di moda. Accanto ai mestieri “storici”, anzi spesso in sostituzione di essi, sono apparsi sulla scena nuovi tipi di attività destinati a farsi largo grazie ai cambiamenti (in peggio) di un sistema economico caratterizzato dalla sempre più diseguale distribuzione della ricchezza. La inarrestabile discesa del potere d'acquisto degli italiani ha così aperto la strada alla nascita di negozi dove l'oro non si compra sotto forma di anelli, bracciali e pendenti ma si vende per “fare cassa”, è proprio il caso di dire, con i “gioielli di famiglia”. Quello che un tempo sarebbe stato impensabile, essendo il maestro orafo ancorato alla lavorazione del prezioso materiale in vista della creazione di gioielli e non alla fusione del più nobile dei metalli in cambio di una contropartita in denaro, adesso rappresenta la normalità.

quotazioni

E siccome al danno subentra quasi sempre la beffa, è poi successo che il calo verticale della richiesta presso i tradizionali rivenditori abbia suggerito agli stessi di lanciarsi su un terreno sconosciuto e a loro poco consono, quello già occupato dai “compro oro”. Niente di drammatico per i consumatori, che hanno tutto da guadagnare dal gioco virtuoso della concorrenza tra operatori, verrebbe da pensare superficialmente. E invece, la corsa al rialzo delle quotazioni tra negozianti di diversa estrazione ha portato a un generale disorientamento dei clienti, una rilevante percentuale dei quali rischiano di farsi “irretire” da proposte allettanti tese solo a favorire acquisti indotti. Si entra così nella gioielleria attirati dalla prospettiva di vendere oro e si esce con un braccialetto nuovo, comprato grazie alla permuta (presentata come vantaggiosa e irrinunciabile dal negoziante) del vecchio pezzo portato in “pegno”. La specializzazione nel particolare segmento di mercato e gli ampi margini garantiti dal ritiro di grosse quantità di materiale permette al contrario ai “compro oro” di pagare più generosamente i pezzi consegnati dalla clientela, senza ricorrere a pericolosi artifici. Chiara la differenza?

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