Perché i guidatori non soffrono di mal d'auto

Di Marco Franco
sterzo

Chi guida non soffre il mal d'auto: tutto vero, ne è conferma l'esperienza diretta di chi al posto passeggero risente di nausea e malessere diversamente da quanto succede stando al volante. Ma come mai soltanto il conducente gode di questa sorta di “immunità” dai classici disagi legati ad un lungo viaggio lungo percorsi lunghi e tortuosi? La spiegazione arriva da uno studio condotto di recente dai ricercatori israeliani dell'Istituto Navale di Medicina Iperbarica, decisi a svelare una volta per tutte il mistero della condizione di privilegio della quale godrebbe il guidatore di un veicolo rispetto ai suoi ospiti, in molti casi costretti a odiare le strade di montagna per le loro insopportabili “controindicazioni”. Stando a quanto rilevato di recente in sede di sperimentazione dal qualificato pool di scienziati di Tel Aviv, sembra che alla base dello squilibrio di sensazioni a bordo di una vettura in movimento vi sia la differente percezione del movimento a seconda della possibilità o meno di controllare e prevedere in prima persona i cambiamenti di direzione.

In altre parole, avendo in mano lo sterzo e determinando gli spostamenti della macchina (sostituita per l'occasione, durante i test in laboratorio, da un simulatore dotato di sedili, caschi con sensori, volante e abitacolo fatti ondeggiare con intensità variabile in diversi momenti su impulso comandato dall'esterno) si riuscirebbe a combattere sul nascere ogni rischio di cedimento a nausea e mal d'auto. Nulla a che fare, o meglio qualcosa di ben diverso dagli effetti collaterali tradizionalmente associati ad una stimolazione eccessiva dell'orecchio sotto stress all'interno per il moto ininterrotto del veicolo e delle controverse spinte ricevute dai vari organi sensoriali, occhi e resto del corpo nello specifico, durante un più o meno lungo viaggio su quattro ruote. Insomma, soltanto sedendo al posto guidatore la vittima designata del “mal di mare” su strada potrà trovare un po' di pace, risolvendo senza grandi sofferenze il fastidioso problema dell'incapacità fisiologica di affrontare serenamente i tragitti più impegnativi in automobile.

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